{"title":"Tecniche di anestesia locoregionale dell'arto superiore","authors":"S. Bloc , C. Quemeneur","doi":"10.1016/S1283-0771(25)51357-9","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)51357-9","url":null,"abstract":"<div><div>L'anestesia locoregionale (ALR) deve il suo sviluppo negli ultimi 20 anni soprattutto alla maggiore efficienza e sicurezza offerte dall'ecografia. Il suo insegnamento si è generalizzato e l'offerta di corsi di formazione rivolti agli anestesisti-rianimatori è molto ampia. La nuova direzione da prendere nei prossimi dieci anni sarà quella di considerare la ALR non più come un fine in sé, ma come un mezzo per ottimizzare il percorso del paziente. Con questo obiettivo tendono a svilupparsi le ALR sempre più distali, per preservare la funzione motoria e favorire l'autonomia del paziente già all'uscita dalla sala operatoria, tanto per gli arti superiori che per quelli inferiori. In questo capitolo, esamineremo successivamente l'anatomia, i blocchi prossimali dell'arto superiore descritti classicamente con sotto guida ecografica (eco), i blocchi distali e le nuove tecniche meno utilizzate.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"31 1","pages":"Pages 1-23"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2026-02-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"146006843","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
A. Belbachir (Médecin de la douleur) , M. Olivier (Anesthésiste réanimateur algologue) , R. Fuzier (Anesthésiste réanimateur)
{"title":"Gestione del dolore cronico nel perioperatorio","authors":"A. Belbachir (Médecin de la douleur) , M. Olivier (Anesthésiste réanimateur algologue) , R. Fuzier (Anesthésiste réanimateur)","doi":"10.1016/S1283-0771(25)51356-7","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)51356-7","url":null,"abstract":"<div><div>I dolori cronici postchirurgici (DCPC) sono dolori che persistono per più di 3-6 mesi. A seconda degli studi, la loro incidenza varia dal 3,3% al 30% a 12 mesi. Sono suddivisi in tre gruppi: il gruppo in cui il dolore preoperatorio normalmente non esiste o è modesto, da attribuire spesso a lesioni nervose; il gruppo in cui il dolore è preesistente all'intervento, frequentemente associato a un meccanismo di infiammazione con un impatto psicologico proprio; e un gruppo misto in cui il dolore può essere preesistente ma è esacerbato nel postoperatorio e il cui meccanismo mescola eccesso di nocicezione, infiammazione e dolore neuropatico. I vari fattori predittivi preoperatori sono il dolore preoperatorio, il consumo di oppioidi, l'ansia, il catastrofismo, interventi chirurgici pregressi, la presenza di un dolore neuropatico, ecc. La ricerca dei fattori genetici non è ancora una pratica corrente, ma una fenotipizzazione familiare è tuttavia possibile. La gestione preoperatoria è considerata nel quadro di un recupero migliorato dopo chirurgia, il che dimostra l'importanza di una gestione multidisciplinare. Nella fase operatoria, la prevenzione chirurgica è essenziale per l'incidenza dei DCPC. Sul piano anestetico, la prevenzione farmacologica comprende la ketamina, i gabapentinoidi, l'analgesia locale e locoregionale, la lidocaina per via endovenosa, il desametasone e gli α2-agonisti. Nel postoperatorio immediato, la gestione degli oppioidi e degli altri analgesici prescritti nel preoperatorio è analizzata sulla base di esempi pratici. L'aggiornamento della Société française d'anesthésie-réanimation richiama il principio dell'analgesia multimodale basata su analgesici, antinfiammatori, anti-iperalgesici e anestesia locoregionale (catetere perineurale e loro adiuvanti). Infine, è essenziale anticipare la dimissione dei pazienti e prevedere un adeguato follow-up analgesico e psicologico a domicilio. L'implementazione di consulti e di unità specializzate nella gestione del dolore perioperatorio sembra indispensabile per una gestione personalizzata di questi pazienti operati di recente.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"31 1","pages":"Pages 1-11"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2026-02-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"146006844","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
{"title":"Anestesia-rianimazione in cardiochirurgia","authors":"G. Hariri, A. Labarrière, A. Bouglé","doi":"10.1016/S1283-0771(25)51358-0","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)51358-0","url":null,"abstract":"<div><div>L'anestesia-rianimazione in cardiochirurgia si è evoluta notevolmente negli ultimi anni, consentendo di gestire meglio i pazienti ad alto rischio e di ridurre la durata di ospedalizzazione. Questa rassegna mette in luce le pratiche attuali e i progressi nella gestione perioperatoria in cardiochirurgia. Verte, in particolare, sulla valutazione preoperatoria, che consente di stratificare i rischi e di preparare i pazienti in maniera ottimale, nonché sulle strategie di gestione intraoperatoria, inclusi il monitoraggio emodinamico, l'anestesia adattata e le precauzioni specifiche per procedure complesse come la chirurgia valvolare e le procedure endovascolari. La revisione esplora anche le complicanze comuni dopo un intervento di cardiochirurgia, come l'insufficienza circolatoria, la fibrillazione atriale e l'insufficienza renale acuta, descrivendo in dettaglio le strategie di prevenzione e trattamento per ridurre al minimo il loro impatto sui pazienti.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"31 1","pages":"Pages 1-12"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2026-02-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"146006845","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
F. Bidar (Docteur), S. Abrard (Docteur), I. Abaakil (Docteur), N. Chardon (Docteur), T. Rimmelé (Professeur)
{"title":"Epurazione extrarenale in rianimazione","authors":"F. Bidar (Docteur), S. Abrard (Docteur), I. Abaakil (Docteur), N. Chardon (Docteur), T. Rimmelé (Professeur)","doi":"10.1016/S1283-0771(25)51359-2","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)51359-2","url":null,"abstract":"<div><div>L'epurazione extrarenale riguarda più del 10% di tutti i pazienti di rianimazione. Il rianimatore si confronta quotidianamente o quasi con questa terapia sostitutiva. L'epurazione extrarenale richiede la conoscenza teorica dei criteri clinici e biologici che guidano l'inizio e l'interruzione del trattamento, ma anche la conoscenza tecnica dei mezzi di attuazione. Lo sviluppo di generatori e monitor di epurazione extrarenale, di emofiltri, di cateteri e l'avvento dell'anticoagulazione regionale con citrato hanno modificato profondamente l'approccio del medico a questo settore della rianimazione. Il rianimatore deve conoscere le indicazioni e il <em>timing</em> per l'instaurazione o l'interruzione dell'epurazione, anche se questi criteri devono continuare a essere precisati. La padronanza delle caratteristiche dei cateteri e degli emofiltri è essenziale per garantire che il metodo di epurazione scelto sia adeguato all'applicazione pratica. Attualmente, la dose raccomandata di epurazione extrarenale continua raccomandata al momento della prescrizione medica è di 30-35 ml kg<sup>−1</sup> h<sup>−1</sup>, in quanto la dose erogata è inferiore se si tiene conto delle sospensioni di seduta pluriquotidiane. L'anticoagulazione del circuito di epurazione è inoltre uno dei criteri chiave di continuità di una seduta e una buona conoscenza dei vantaggi e delle complicanze dei due principali anticoagulanti, eparina e citrato, è essenziale.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"31 1","pages":"Pages 1-20"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2026-02-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"146006846","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
N. Salvi (Praticien hospitalier), G. Orofino (Praticien hospitalier)
{"title":"Accessi venosi nel neonato, nel lattante e nel bambino","authors":"N. Salvi (Praticien hospitalier), G. Orofino (Praticien hospitalier)","doi":"10.1016/S1283-0771(25)51070-8","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)51070-8","url":null,"abstract":"<div><div>L'accesso venoso è un trattamento corrente e fondamentale per la presa in carico dei bambini nell'ambito delle cure tradizionali, nel blocco operatorio o in terapia intensiva. Consente la somministrazione di farmaci per via endovenosa, quando necessario. In pediatria, è un trattamento che può diventare rapidamente complesso e gravido di morbilità. Una buona conoscenza delle diverse tecniche (accesso venoso periferico o centrale), delle loro indicazioni e delle loro alternative permette di effettuare una scelta efficace per ciascun paziente in funzione della sua situazione patologica. Inoltre, lo sviluppo, in ogni settore o struttura sanitari, di protocolli di posizionamento, monitoraggio, manutenzione e gestione delle complicanze, nonché la loro diffusione e il loro insegnamento regolare, permettono di limitare l'incidenza delle complicanze inerenti l'uso di questi accessi venosi. L'obiettivo, in ultima analisi, è quello di definire una vera e propria strategia di risparmio vascolare.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"30 4","pages":"Pages 1-8"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2025-11-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"145398642","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
D. Vandroux MD, PhD, DEAA, Professeur associé d’anesthésie-réanimation et médecine périopératoire, chef de service , P. Beaulieu MD, PhD, FRCA, Professeur titulaire , N. Nathan-Denizot MD, PhD, Professeure émérite d’anesthésie-réanimation chirurgicale
{"title":"Apparecchi di anestesia","authors":"D. Vandroux MD, PhD, DEAA, Professeur associé d’anesthésie-réanimation et médecine périopératoire, chef de service , P. Beaulieu MD, PhD, FRCA, Professeur titulaire , N. Nathan-Denizot MD, PhD, Professeure émérite d’anesthésie-réanimation chirurgicale","doi":"10.1016/S1283-0771(25)51068-X","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)51068-X","url":null,"abstract":"<div><div>Il termine apparecchio di anestesia indica tutti i dispositivi integrati in una stazione unica e mobile che permette di garantire l'erogazione di gas medicali e anestetici e la sicurezza del paziente. Pertanto, la composizione degli apparecchi attuali è standardizzata secondo raccomandazioni fornite ai produttori secondo la norma ISO 80601-2-13) Un apparecchio di anestesia completo, chiamato anche stazione di anestesia, include un sistema di alimentazione di gas freschi, uno o più circuiti anestetici, un ventilatore, il più delle volte con un sistema anti-inquinamento, nonché monitor di controllo dotati di allarmi regolabili, temporizzabili ma non inibibili, e un sistema di aspirazione riservato all'uso anestetico. È dotato di un sistema di assorbimento dell'anidride carbonica che consente di riutilizzare i gas espirati e di ridurre il consumo di gas medicali e anestetici. All'apparecchio si aggiungono sistemi per la somministrazione di agenti per inalazione. La stazione di anestesia deve essere concepita in modo da permettere l'erogazione manuale di ossigeno in tutte le circostanze. Negli apparecchi che erogano gas elettronicamente, la sicurezza di alimentazione in ossigeno dipende non solo dalla pressione di distribuzione, ma anche dall'alimentazione elettrica. È quindi indispensabile disporre di una fonte di alimentazione meccanica in ossigeno e di una batteria di soccorso. Queste componenti permettono di rispettare le condizioni di sicurezza raccomandate dalla Société française d’anesthésie et de réanimation e dalla legge «Sécurité anesthésique» del 5 dicembre 1994. Negli ultimi anni sono stati compiuti importanti progressi tecnologici nei respiratori, nei flussimetri, nei sistemi di vaporizzazione dei gas anestetici e nei software di controllo elettronico. Questi sviluppi consentono di regolare con maggiore precisione i flussi di gas fresco minimi e di ottimizzare automaticamente l'erogazione dei vapori anestetici per ottenere una concentrazione di fine espirazione. Ogni anestesista deve conoscere i principi fisici di funzionamento degli apparecchi che usa, per essere in grado di utilizzarli al meglio e di analizzarne velocemente i malfunzionamenti. Questo articolo ha come obiettivo di esporre i principi di funzionamento degli elementi che compongono l'apparecchio di anestesia e le verifiche essenziali che devono precedere il suo utilizzo.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"30 4","pages":"Pages 1-24"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2025-11-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"145398640","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
{"title":"Farmacologia degli oppioidi","authors":"D. Lassagne , D. Fletcher , V. Martinez","doi":"10.1016/S1283-0771(25)51069-1","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)51069-1","url":null,"abstract":"<div><div>Gli oppioidi sono utilizzati come analgesici nel dolore acuto e cronico. La loro azione è mediata da un'interazione con quattro recettori specifici. La biologia molecolare, la fisiologia della nocicezione e la genetica hanno permesso di affinare la comprensione delle interazioni tra oppioidi e sistema nervoso centrale e periferico e di precisare l'impatto del polimorfismo genetico. La farmacologia classica permette di classificare i vari oppioidi secondo la natura della loro interazione con i recettori. Le nuove molecole di oppioidi sono rare. Viceversa, sono state sviluppate nuove vie di somministrazione, come la via transmucosa sublinguale, transcutanea passiva e mediante ionoforesi. L'azione comune a tutti gli oppioidi sul sistema nervoso centrale espone i pazienti a un effetto sedativo, un effetto di depressione respiratoria, un'azione psicoaffettiva e un'iperalgesia. Altri effetti secondari includono nausea e vomito, stipsi, ritenzione urinaria, broncocostrizione e depressione della tosse. Antagonisti ad azione periferica offrono un'azione preventiva sugli effetti digestivi. L'uso molto più ampio degli oppioidi a lungo termine espone a un aumento dell'uso improprio. Gli oppioidi rimangono una famiglia di analgesici di riferimento utilizzata in anestesia e nel trattamento del dolore acuto e cronico.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"30 4","pages":"Pages 1-24"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2025-11-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"145398641","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
C. de Roquetaillade , A. Bousta , J. Muchardt , B. Chousterman
{"title":"Sepsi e shock settico dell'adulto","authors":"C. de Roquetaillade , A. Bousta , J. Muchardt , B. Chousterman","doi":"10.1016/S1283-0771(25)51071-X","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)51071-X","url":null,"abstract":"<div><div>La sepsi è un'infezione sistemica grave caratterizzata da una risposta eccessiva dell'organismo a un'infezione. La sua incidenza mondiale, stimata in 45-50 milioni di casi l'anno, è in aumento ed è responsabile di quasi 11 milioni di decessi. La sepsi è definita da una o più disfunzioni d'organo potenzialmente mortali risultanti da una risposta inappropriata dell'ospite di fronte a un'infezione. Lo shock settico, la forma più grave e più mortale di sepsi, è definito come una sepsi associata a ipotensione che richiede l'uso di vasopressori e iperlattatemia. Il trattamento della sepsi si divide in più fasi critiche. Nella fase acuta, la rapidità del trattamento è cruciale; essa comprende un'ottimizzazione emodinamica e una riduzione dell'inoculo (terapia antibiotica e controllo della fonte [<em>source control</em>]). L'ottimizzazione emodinamica ha lo scopo di migliorare la perfusione tissutale; consiste nella somministrazione di soluzioni cristalloidi e di vasopressori (noradrenalina) per mantenere una pressione arteriosa media (PAM) superiore a 65 mmHg. In un secondo tempo, l'ottimizzazione emodinamica si basa sul monitoraggio della gittata cardiaca e della perfusione d'organo. La terapia corticosteroidea è utilizzata per i pazienti più vasoplegici, riducendo la durata dello shock e della ventilazione meccanica. Anche il controllo termico è fondamentale. La gestione della febbre mediante raffreddamento esterno può migliorare la prognosi riducendo la dose necessaria di catecolamine.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"30 4","pages":"Pages 1-7"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2025-11-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"145398643","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
{"title":"Gestione anestesiologica del paziente adulto obeso","authors":"J. Pensier , C. Monet , S. Jaber , A. De Jong","doi":"10.1016/S1283-0771(25)50689-8","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)50689-8","url":null,"abstract":"<div><div>Il rischio perioperatorio di complicanze, in particolare respiratorie, è particolarmente elevato nei pazienti obesi. I pazienti affetti da obesità con sindrome da apnee ostruttive del sonno devono essere individuati durante la visita preanestesia utilizzando questionari come i punteggi Stop-Bang o di Epworth. La diagnosi si realizza mediante la polisonnografia o più semplicemente con poligrafia ventilatoria. Le complicanze postoperatorie saranno allora limitate attraverso la continuazione o l’introduzione di una pressione positiva continua o di una ventilazione non invasiva, a seconda della situazione. Intraoperatoriamente, è fondamentale privilegiare l’anestesia locoregionale rispetto all’anestesia generale, anticipare una ventilazione in maschera e un’intubazione potenzialmente difficile e ridurre le dosi di sedativi e morfinici. La ventilazione intraoperatoria deve essere una ventilazione protettiva basata su una preossigenazione a pressione positiva in posizione proclive, con piccoli volumi correnti, una pressione espiratoria positiva e manovre di reclutamento prudenti e regolari. Questa ottimizzazione della gestione è proseguita nel postoperatorio, con un’estubazione in posizione semiseduta o laterale, la prevenzione delle complicanze tromboemboliche venose, l’attento monitoraggio degli eventi respiratori e la continuazione o l’inizio precoce di una pressione positiva continua o di una ventilazione non invasiva, in modo profilattico o curativo in caso di comparsa di insufficienza respiratoria acuta. In caso di sindrome da distress respiratorio acuto, sono preferiti le regolazioni individualizzate del ventilatore così come il decubito ventrale, che è particolarmente efficace. Prima dell’eventuale estubazione può essere realizzato un test di svezzamento su tubo a T o su ventilatore con pressione espiratoria positiva e supporto inspiratorio impostato su 0.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"30 3","pages":"Pages 1-12"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2025-08-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"144595933","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
A. Rey (Médecin associé, chef de clinique) , K. Cruchon (Chef de clinique adjoint) , P. Kopp (Médecin chef) , V. Luzuy-Guarnero (Cheffe de clinique) , T. Zingg (Médecin adjoint, chef de service) , C. Blanc (Médecin cheffe) , E. Albrecht (Médecin adjoint)
{"title":"Gestione anestesiologica durante la chirurgia surrenalica","authors":"A. Rey (Médecin associé, chef de clinique) , K. Cruchon (Chef de clinique adjoint) , P. Kopp (Médecin chef) , V. Luzuy-Guarnero (Cheffe de clinique) , T. Zingg (Médecin adjoint, chef de service) , C. Blanc (Médecin cheffe) , E. Albrecht (Médecin adjoint)","doi":"10.1016/S1283-0771(25)50688-6","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)50688-6","url":null,"abstract":"<div><div>Il numero di lesioni surrenaliche diagnosticate e resecate è aumentato negli ultimi anni. I progressi nei mezzi diagnostici e terapeutici hanno portato a una riduzione della morbilità e della mortalità associate a queste patologie. In prima intenzione è raccomandato l’approccio laparoscopico. Sul piano anestesiologico, la sfida principale della chirurgia surrenalica è legata ai tumori secernenti e alle sindromi endocrinologiche che li accompagnano. Queste sindromi includono la sindrome di Cushing (eccessiva secrezione di glucocorticoidi), l’iperaldosteronismo (eccessiva secrezione di mineralcorticoidi) e il feocromocitoma (eccessiva secrezione di catecolamine). Tra queste sindromi, merita una menzione speciale il feocromocitoma per le importanti conseguenze emodinamiche che possono verificarsi in tutte le fasi della gestione. Questo articolo ricorda gli aspetti essenziali dell’anatomia e della fisiologia surrenalica. Evidenzia importanti considerazioni per l’anestesista durante le varie fasi della gestione medica e chirurgica delle diverse patologie surrenaliche, concentrandosi particolarmente sulle tre sindromi endocrine citate in precedenza.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"30 3","pages":"Pages 1-9"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2025-08-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"144595932","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}