Intrecci d ArtePub Date : 2019-12-13DOI: 10.6092/ISSN.2240-7251/10147
G. Brusori
{"title":"La sala della Creazione in Palazzo Poggi: nuove proposte","authors":"G. Brusori","doi":"10.6092/ISSN.2240-7251/10147","DOIUrl":"https://doi.org/10.6092/ISSN.2240-7251/10147","url":null,"abstract":"L'articolo esamina dal punto di vista iconografico e stilistico la decorazione pittorica della cosiddetta Sala della Creazione, situata all'interno di quella che fu la residenza bolognese del cardinale Giovanni Poggi. Il piccolo ambiente, attualmente parte integrante della Biblioteca Universitaria di Bologna, presenta un soffitto in legno dipinto decorato con motivi a grottesca, ove trova posto la raffigurazione di tre delle sei giornate necessarie alla Creazione dell'uomo narrate dal Libro della Genesi , affiancate da altre figure antropomorfe, con le quali si pongono in relazione iconologica. La storia prosegue sulle pareti, dove trova posto un fregio diviso in nove scomparti, all'interno dei quali si snodano, in successione, le vicende di Adamo ed Eva, di Caino e Abele, di Tobia; e l' Antico Testamento , pertanto, la fonte principale di ispirazione per gli artisti che qui lavorarono fra la fine degli anni '60 e i primi anni '70 del XVI secolo, probabilmente afferenti alla bottega di Cesare Baglione, instancabile freschista che nella citta felsinea detto una propria koine decorativa negli anni cruciali che precedettero l'avvento dei Carracci.","PeriodicalId":40113,"journal":{"name":"Intrecci d Arte","volume":"8 1","pages":"73-92"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2019-12-13","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"44607933","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Intrecci d ArtePub Date : 2019-12-13DOI: 10.6092/ISSN.2240-7251/10143
F. Guidi
{"title":"Parentino a New York. Un antefatto del Polifilo","authors":"F. Guidi","doi":"10.6092/ISSN.2240-7251/10143","DOIUrl":"https://doi.org/10.6092/ISSN.2240-7251/10143","url":null,"abstract":"L'articolo prende in esame un disegno di Bernardino da Parenzo, la Scena all'antica (il cosiddetto Trionfo di Giove ) conservata alla Pierpont Morgan Library di New York e il suo rapporto con una xilografia della Hypnerotomachia Poliphili . Dopo una revisione critica rivolta specialmente alla cronologia di alcune opere del corpus grafico parentiniano, il soggetto dell'opera newyorchese e studiato a partire dal dettaglio della figura alata che reca un cartiglio con la singolare dedica «al dio ambiguo». Formulando possibili ipotesi di identificazione, nessuna delle quali pienamente convincente, si giunge a concludere che il foglio e un Trionfo del dio ambiguo , o dell'Ambiguita, la cui valenza assumeva certo un segno positivo nel contesto culturale dei collezionisti-antiquari padani per i quali il disegno poteva essere stato realizzato. La stessa iscrizione rivolta al dio ambiguo compare anche in una xilografia della Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna (Aldo Manuzio, Venezia 1499). Parentino era artista noto nell'ambiente tipografico veneziano, e, negli anni immediatamente precedenti alla pubblicazione del romanzo, lavorava per i monaci di Santa Giustina, committenti anche di Benedetto Bordon, principale illustratore dell'opera di Colonna. Non e azzardato pensare che composizioni di quel genere potessero essere note a Colonna e innescassero la sua fantasia ricreativa, che si esercita sull'antichita come su opere recenti, in quel contesto di temporalita 'anacronica' e di rapporto con le fonti a cui e dedicata la conclusione del contributo.","PeriodicalId":40113,"journal":{"name":"Intrecci d Arte","volume":"8 1","pages":"1-18"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2019-12-13","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"42348525","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Intrecci d ArtePub Date : 2019-12-13DOI: 10.6092/ISSN.2240-7251/10149
Irene Graziani
{"title":"Cristo e la Samaritana : un dipinto smembrato di Stefano Torelli e l’ art de plaire di Étienne-Maurice Falconet alla corte dell’imperatrice Caterina II di Russia","authors":"Irene Graziani","doi":"10.6092/ISSN.2240-7251/10149","DOIUrl":"https://doi.org/10.6092/ISSN.2240-7251/10149","url":null,"abstract":"Una fotografia conservata presso la Fondazione Federico Zeri documenta un dipinto di Stefano Torelli con Cristo e la Samaritana , firmato e datato 1774, fino ad oggi noto solo nel frammento della figura di Gesu (mercato dell'antiquariato, 1992): il rinvenimento offre lo spunto per un approfondimento relativo alla tarda produzione del pittore bolognese, che ne rivela gli interessi volti alla cultura artistica della Francia di Luigi XV, rafforzatisi durante il lungo periodo di carriera trascorso alla corte di Caterina II di Russia. L'arrivo nel 1766 a San Pietroburgo di Etienne-Maurice Falconet risveglia l'attrazione di Torelli per la seduttiva art de plaire messa a punto a Parigi dal grande scultore, gia collaboratore a Sevres di Francois Boucher, il «pittore delle grazie».","PeriodicalId":40113,"journal":{"name":"Intrecci d Arte","volume":"47 20","pages":"107-114"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2019-12-13","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"41249469","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Intrecci d ArtePub Date : 2019-12-13DOI: 10.6092/ISSN.2240-7251/10144
Paola Ranzolin
{"title":"Vincenzo Onofri: una revisione del percorso artistico di un protagonista del Rinascimento bolognese","authors":"Paola Ranzolin","doi":"10.6092/ISSN.2240-7251/10144","DOIUrl":"https://doi.org/10.6092/ISSN.2240-7251/10144","url":null,"abstract":"L'articolo si prefigge di rileggere la figura del celebre plasticatore bolognese Vincenzo Onofri e il suo operato artistico alla luce degli ultimi studi, rinvenimenti e ipotesi attributive; obiettivo che trova fondamento nella volonta di restituire all'artista il giusto valore, il giusto profilo, nell'urgenza di guardare oggi l'Onofri quale personalita dalle grandissime capacita artistiche, dal notevole gusto estetico, ormai concordemente da annoverarsi tra i protagonisti del Rinascimento bolognese tra fine Quattrocento e inizio Cinquecento. La critica ha letto per lungo tempo le scelte stilistiche dello scultore quali esito di una modestia esecutiva, incorrendo in un fraintendimento interpretativo, ma e il confronto con un ambiente artistico piu ampio a fornirci le giuste chiavi di lettura poiche lo stile dell'Onofri evidenzia un cambio di stagione, l'adeguamento a un nuovo clima culturale, il passaggio da stilemi quattrocenteschi nicoleschi a una 'bellezza nuova', cinquecentesca, in linea con la pittura coeva. Senza affrontare l'intero percorso artistico dello scultore, mi preme, in questa sede, soffermarmi sulle opere di piu certa attribuzione o maggiormente significative al fine di recuperare una diversa e piu veritiera immagine dell'artista ed esaminarne qualita e specifiche capacita.","PeriodicalId":40113,"journal":{"name":"Intrecci d Arte","volume":"8 1","pages":"19-44"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2019-12-13","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"45193745","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Intrecci d ArtePub Date : 2019-12-13DOI: 10.6092/ISSN.2240-7251/10148
S. Nicolini
{"title":"Tra Pietro Aretino e Giorgio Vasari: sfumature per una definizione di miniatura","authors":"S. Nicolini","doi":"10.6092/ISSN.2240-7251/10148","DOIUrl":"https://doi.org/10.6092/ISSN.2240-7251/10148","url":null,"abstract":"Between the end of the Fifteenth and the beginning of the Sixteenth century (as documented by the Pietro Summonte's Letter to Marcantonio Michiel and Michiel's descriptions of collections in Veneto and Lombardy), the art of books illumination entered the field of collecting interests; shortly thereafter, during the fourth decade of 15th century, the words \"miniatura\" and \"miniare\" enter in the literary lexicon with Pietro Aretino: in some letters he attributes a negative meaning to this art, considered as a slavish copy of the works of great masters (a practice that was attested by the sources for Giulio Campagnola). Elsewhere, Aretino means \"miniature\" as an art worthy of fame when he writes about Iacopo del Giallo, whose technique and skill he praises. With Giorgio Vasari, the art of illumination on parchment is one of the techniques worthy of being represented by biographies in his Vite. Vasari, in addition to formulating appreciations for this art in the past centuries, in different cases introduces the words \"miniare\" and \"miniatura\" as technical-stylistic definitions, independently from its traditional field of application, the painting on parchment. After Aretino and with Vasari a new perspective opens up in the appreciation of an art that, at the time of its decline, begins to represent a wider role (painting in small dimensions and \"minutissima\") in the panorama of arts.","PeriodicalId":40113,"journal":{"name":"Intrecci d Arte","volume":"8 1","pages":"93-106"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2019-12-13","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"49303689","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Intrecci d ArtePub Date : 2019-12-13DOI: 10.6092/ISSN.2240-7251/10145
B. Wei
{"title":"Le storie di Ciro in palazzo Vizzani, un’interpretazione iconografica","authors":"B. Wei","doi":"10.6092/ISSN.2240-7251/10145","DOIUrl":"https://doi.org/10.6092/ISSN.2240-7251/10145","url":null,"abstract":"This article focuses on the frescoed frieze in Palazzo Vizzani, the one with The History of Cyrus the Great . It presents a relatively rare theme in the visual arts of the sixteenth century which appeared only in some series of tapestries commissioned by powerful aristocratic patrons for their residences. This is due to the fact that this character (Cyrus the Great) was associated with the genre literary of the 'Mirror of Princes'. The link can be traced back to the Ciropedia of ancient Greece, in which Xenophon described Cyrus the Great as a perfect monarch, a figure that is considered an idol by many sovereigns of the classical era and even of the Renaissance. However, another Greek writer, Herodotus, created a completely different Cyrus in The Histories , which is also the main literary source inspired the pictorial frieze in Palazzo Vizzani. The figure of Cyrus turns out to be more complicated and controversial in The Histories , it's not so much a perfect sovereign, but more like a tragic hero of ancient Greece. It is worth noting that the story of his life is in accordance with the tradition of 'the fate of the illustrious condottieri' in medieval literature, in which the fate of the protagonist is thought to be dominated by unpredictable Fortune. For this reason, I proposed that 'the concept of Fortune' is the key to interpreting the profound meaning of this frieze.","PeriodicalId":40113,"journal":{"name":"Intrecci d Arte","volume":"8 1","pages":"45-64"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2019-12-13","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"46337213","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Intrecci d ArtePub Date : 2019-12-13DOI: 10.6092/ISSN.2240-7251/10150
Pasquale Fameli
{"title":"Figuralità della pittura. Bologna oltre l'Informale","authors":"Pasquale Fameli","doi":"10.6092/ISSN.2240-7251/10150","DOIUrl":"https://doi.org/10.6092/ISSN.2240-7251/10150","url":null,"abstract":"Between 1959 and 1962 Italian painting made a gradual transition from the materialism of the Informal to new forms of figuration full of organicist and surrealist moods. Bologna is undoubtedly one of the cities that best represents this turning point: the research conducted between the late Fifties and early Sixties by Vasco Bendini, Pirro Cuniberti, Luciano De Vita, Giuseppe Ferrari, Mario Nanni, Leone Pancaldi, Concetto Pozzati and Sergio Vacchi confirms this. Their work is included in important national exhibitions such as Possibilita di relazione (Rome, 1960), Nuove prospettive della pittura italiana (Bologna, 1962), Alternative attuali (L'Aquila, 1962) or the 1964 Venice Biennale and is followed and supported by many important Italian critics such as Francesco Arcangeli, Renato Barilli, Maurizio Calvesi, Enrico Crispolti and Andrea Emiliani. This essay aims to outline the essential features of the artistic situation in Bologna at the end of the Fifties and to focus on the stylistic peculiarities of the individual authors with the support of critical voices who promptly commented on them.","PeriodicalId":40113,"journal":{"name":"Intrecci d Arte","volume":"8 1","pages":"115-125"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2019-12-13","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"47700645","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Intrecci d ArtePub Date : 2019-12-13DOI: 10.6092/ISSN.2240-7251/10146
Angela Ghirardi
{"title":"Bartolomeo Passerotti nella chiesa parrocchiale di Vico, in Corsica","authors":"Angela Ghirardi","doi":"10.6092/ISSN.2240-7251/10146","DOIUrl":"https://doi.org/10.6092/ISSN.2240-7251/10146","url":null,"abstract":"In the very rich collection of paintings, assembled in the first decades of the nineteenth century by Cardinal Joseph Fesch, Napoleon's maternal uncle, the altarpiece with the Christ between S. Girolamo and S. Francesco bearing the cross and followed by a procession of Franciscans carrying the cross by Bartolomeo Passerotti was kept. With the passage of time and with the transfer, which took place in 1864, from the museum of Ajaccio - where a part of the Fesch collection was brought- to the parish church of Vico, a mountain village near the Gulf of Sagone in Corsica, the name of the author of the altarpiece was lost. It was found some years ago, but Vico's altarpiece is still ignored by the artist's catalogs, nor has it been the subject of specific studies. This contribution proposes a new reading of the altarpiece, based on iconographic and stylistic analysis, and indicates a more ancient provenance from the collection of Prince Filippo Hercolani.","PeriodicalId":40113,"journal":{"name":"Intrecci d Arte","volume":"8 1","pages":"65-72"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2019-12-13","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"46193079","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Intrecci d ArtePub Date : 2018-10-24DOI: 10.6092/ISSN.2240-7251/8644
C. Morandi
{"title":"L'immagine del Turco tra storia e allegoria. Riflessioni intorno a un foglio ‘ottomano’ di Jacopo Ligozzi e al suo possibile contesto fiorentino","authors":"C. Morandi","doi":"10.6092/ISSN.2240-7251/8644","DOIUrl":"https://doi.org/10.6092/ISSN.2240-7251/8644","url":null,"abstract":"Il contributo e volto allo studio del disegno attribuito a Jacopo Ligozzi con l’immagine del Sultam Selim 13 Imperator de Turchi accompagnato da un grande drago, conservato in collezione privata e databile al nono decennio del Cinquecento. In particolare, sara tentata la ricostruzione del contesto storico-culturale e artistico in cui questo foglio dev'essere stato concepito. Si procedera dunque innanzitutto al suo inserimento all’interno della serie di tempere ritraenti figure del mondo ottomano affiancate da animali, di cui esso costituisce un esemplare smembrato. Allargando lo sguardo dalla ‘serie ottomana’ al resto della produzione ligozziana, il foglio verra quindi messo in dialogo con altre opere dell’artista veronese, le quali permetteranno di fare luce sull’importanza della dimensione allegorica attribuita all’universo animale, sullo scorcio del Cinquecento, sotto la spinta dell’emblematica. Dati questi presupposti, l’articolo proporra l’inserimento del foglio nella tradizione d’immagini bestiali – in primis di draghi – associate alla rappresentazione dell’ottomano: una tradizione che affonda le radici nella produzione artistica e testuale legata alle crociate per la liberazione della Terra Santa, la quale era stata riabilitata nel contesto dell’avanzata dell’Impero ottomano verso Occidente a partire dalla caduta di Costantinopoli (1453), continuando ad avere seguito negli anni successivi al conflitto lepantino (1571), cui deve essere ricondotto il nostro disegno. Tornando infine su Ligozzi, il foglio del Sultano con drago , e, piu in generale, la serie di figure turche del pittore veronese, saranno ricondotti, attraverso il confronto con le forme e le funzioni della decorazione a grottesche di una delle sale dell’Armeria degli Uffizi dovuta a Ludovico Buti (1588), al contesto culturale e storico-artistico fiorentino in cui si suppone che siano stati prodotti. E disponibile un erratum relativo all'articolo: https://doi.org/10.6092/issn.2240-7251/9807 .","PeriodicalId":40113,"journal":{"name":"Intrecci d Arte","volume":"7 1","pages":"26-49"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2018-10-24","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"41358655","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Intrecci d ArtePub Date : 2018-10-24DOI: 10.6092/ISSN.2240-7251/8643
G. Monaco
{"title":"Presenze trecentesche in San Martino Maggiore a Bologna: tracce dipinte di uno spazio sacro in età gotica","authors":"G. Monaco","doi":"10.6092/ISSN.2240-7251/8643","DOIUrl":"https://doi.org/10.6092/ISSN.2240-7251/8643","url":null,"abstract":"Insieme a San Giacomo Maggiore, sede degli Eremitani di Sant’Agostino, e a Santa Maria dei Servi, la basilica di San Martino Maggiore, tenuta ancora oggi dall’Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo, e a Bologna l’edificio sacro mendicante che presenta l’insieme piu considerevole di testimonianze della decorazione pittorica trecentesca, benche siano tracce sparse e isolate. In particolare, in ordine di tempo, si tratta di un complesso frammentario di dipinti murali eseguiti in momenti successivi nell’arco del secondo quarto del Trecento situato in fondo alla navata settentrionale nei pressi della porta d’ingresso alla sagrestia, di una colonna dipinta dallo Pseudo Dalmasio incassata nel terzo pilone destro tra la terza e la quarta campata, di un frammento di pittura murale con il Cristo crocifisso , opera tarda di Vitale degli Equi, distaccato e collocato sul quinto pilone destro tra la quinta e la sesta campata, e infine di una nicchia dipinta con la Madonna dell’Umilta da Simone di Filippo, detto “dei Crocifissi”, sulla parete sinistra della chiesa vicino alla porta d’ingresso al chiostro. Pur nella frammentarieta delle testimonianze superstiti e della documentazione relativa, l’articolo intende proporre una prima contestualizzazione d’insieme delle pitture nel complesso architettonico e cultuale della chiesa carmelitana bolognese.","PeriodicalId":40113,"journal":{"name":"Intrecci d Arte","volume":"7 1","pages":"9-25"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2018-10-24","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"43818194","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}