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Abstract
Nell'ultimo decennio il dibattito europeo sul “ruolo” e sul “futuro” della monografia nell’ambito delle scienze umanistiche, e in particolare in quello della storia dell'arte, si e ampiamente riacceso, sia con la divulgazione di studi e ricerche che con la realizzazione di convegni internazionali appositamente dedicati alla questione. Sebbene siano emerse opinioni e posizioni tutt'altro che omogenee in merito, i diversi studiosi che hanno focalizzato la loro attenzione su tale questione, sembrano tuttavia concordare su due aspetti, entrambi strettamente connessi al ruolo svolto dalla monografia nel processo formativo dello storico dell'arte. Fortemente accettata e in primo luogo l'idea secondo la quale una piu alta trasmissione del sapere e favorita da una formazione accademica che non verte esclusivamente su un insegnamento manualistico, ma che ad esso affianchi uno studio di testi monografici. Altrettanto condivisa e inoltre la teoria secondo cui la scelta metodologica di ricorrere per gli elaborati finali (tesi di dottorato o tesi di laurea) ad un approccio monografico, a discapito di quello comparativo, consente una maggiore acquisizione delle necessarie e specifiche competenze richieste nel campo della storia dell'arte. Il presente studio intende indagare questo secondo aspetto, entrando nel merito delle monografia d'artista. L'obiettivo e di mostrare che la monografia d'artista, in virtu della sua struttura tripartita (saggio critico/biografia/catalogo ragionato) e della sua funzione prosopopeica, resta ancora uno “strumento indispensabile” – riprendendo il titolo del saggio di Pierre Rosemberg - nel percorso formativo del “futuro storico dell'arte”.