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Abstract
Gia durante l’ Ancien Regime allestire una collezione significava scegliere cosa e dove mostrare le proprie raccolte, e a chi e come renderle visibili secondo opzioni estetiche e collezionistiche, ma anche sociali o politiche. Il saggio e dedicato a quello che si potrebbe forse definire un ‘ display dell’invisibile’, cioe a quegli interventi sapientemente organizzati per filtrare il pubblico o per filtrare la visione di alcuni generi o di singole opere all’interno delle collezioni. Se l’accesso alle collezioni aristocratiche si operava tramite una selezione sociale e culturale, la visita della stessa collezione, a seconda dell’autorevolezza del visitatore, si sviluppava in modi e tempi diversi, e sono degni di attenzione i filtri museologici del “fare galleria”: dagli stipi che racchiudevano i pezzi piu delicati o preziosi, alla funzione separatrice della tenda – aperta o chiusa – che modificava le relazioni contestuali tra le opere e che puo essere letta anche come uno strumento curatoriale per ordinare e strutturare sensazioni e giudizi. Il didattito settecentesco toccare anche la mancata esposizione al pubblico dell’arte contemporanea e diventare questione direttamente collegata all’attualita della produzione artistica. Con l’Illuminismo le collezioni invisibili o percettivamente non fruibili cominciano ad essere considerate un danno etico per l’intera Nazione.