C. de Roquetaillade , A. Bousta , J. Muchardt , B. Chousterman
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Abstract
La sepsi è un'infezione sistemica grave caratterizzata da una risposta eccessiva dell'organismo a un'infezione. La sua incidenza mondiale, stimata in 45-50 milioni di casi l'anno, è in aumento ed è responsabile di quasi 11 milioni di decessi. La sepsi è definita da una o più disfunzioni d'organo potenzialmente mortali risultanti da una risposta inappropriata dell'ospite di fronte a un'infezione. Lo shock settico, la forma più grave e più mortale di sepsi, è definito come una sepsi associata a ipotensione che richiede l'uso di vasopressori e iperlattatemia. Il trattamento della sepsi si divide in più fasi critiche. Nella fase acuta, la rapidità del trattamento è cruciale; essa comprende un'ottimizzazione emodinamica e una riduzione dell'inoculo (terapia antibiotica e controllo della fonte [source control]). L'ottimizzazione emodinamica ha lo scopo di migliorare la perfusione tissutale; consiste nella somministrazione di soluzioni cristalloidi e di vasopressori (noradrenalina) per mantenere una pressione arteriosa media (PAM) superiore a 65 mmHg. In un secondo tempo, l'ottimizzazione emodinamica si basa sul monitoraggio della gittata cardiaca e della perfusione d'organo. La terapia corticosteroidea è utilizzata per i pazienti più vasoplegici, riducendo la durata dello shock e della ventilazione meccanica. Anche il controllo termico è fondamentale. La gestione della febbre mediante raffreddamento esterno può migliorare la prognosi riducendo la dose necessaria di catecolamine.