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Introduzione al dossier - Il terzo settore e la sua trascendentale settorialità: per una amministrazione condivisa
Il Terzo Settore è terzo rispetto a chi? Oppure a che cosa? Ad onor del vero è del tutto intuibile come questi termini alludano (con più o meno consapevolezza) ad una cronica convenzione tacita - seppur cogente - per l’opinione pubblica, secondo cui il Terzo Settore è tale, fenomenologicamente, in quanto esistente rispetto ad altri due settori: ossia il settore pubblico e quello privato, lasciando (per altro) irresolutamente sullo sfondo l’importante nodo concettuale su a chi spetti, in quest’ottica, la posizione di primarietà e/o di secondarietà. A ben riflettere, calandosi in questa cronica dimensione prospettica il Terzo Settore verrebbe a basarsi su di un’idea di alterità soggettiva rispetto ad altri settori (o materie). Ed invece, se ci ragionassimo, la ratio existendi del Terzo Settore nell’ordinamento della Repubblica italiana è tutt’altra: nascendo dal presupposto di un’idea del netto superamento dell’alterità soggettiva e settoriale, per svilupparsi - cioè - sui binari di una sostanziale condivisione, fino al punto di una (fitta) integrazione e di un effettivo superamento delle soggettività, in ragione dell’oggettivo interesse generale