{"title":"Introduzione al dossier - Il terzo settore e la sua trascendentale settorialità: per una amministrazione condivisa","authors":"A. Mitrotti","doi":"10.54103/2531-6710/19694","DOIUrl":null,"url":null,"abstract":"Il Terzo Settore è terzo rispetto a chi? Oppure a che cosa? Ad onor del vero è del tutto intuibile come questi termini alludano (con più o meno consapevolezza) ad una cronica convenzione tacita - seppur cogente - per l’opinione pubblica, secondo cui il Terzo Settore è tale, fenomenologicamente, in quanto esistente rispetto ad altri due settori: ossia il settore pubblico e quello privato, lasciando (per altro) irresolutamente sullo sfondo l’importante nodo concettuale su a chi spetti, in quest’ottica, la posizione di primarietà e/o di secondarietà. A ben riflettere, calandosi in questa cronica dimensione prospettica il Terzo Settore verrebbe a basarsi su di un’idea di alterità soggettiva rispetto ad altri settori (o materie). Ed invece, se ci ragionassimo, la ratio existendi del Terzo Settore nell’ordinamento della Repubblica italiana è tutt’altra: nascendo dal presupposto di un’idea del netto superamento dell’alterità soggettiva e settoriale, per svilupparsi - cioè - sui binari di una sostanziale condivisione, fino al punto di una (fitta) integrazione e di un effettivo superamento delle soggettività, in ragione dell’oggettivo interesse generale","PeriodicalId":138914,"journal":{"name":"Società e diritti","volume":"50 1","pages":"0"},"PeriodicalIF":0.0000,"publicationDate":"2023-01-11","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":"0","resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":null,"PeriodicalName":"Società e diritti","FirstCategoryId":"1085","ListUrlMain":"https://doi.org/10.54103/2531-6710/19694","RegionNum":0,"RegionCategory":null,"ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":null,"EPubDate":"","PubModel":"","JCR":"","JCRName":"","Score":null,"Total":0}
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Abstract
Il Terzo Settore è terzo rispetto a chi? Oppure a che cosa? Ad onor del vero è del tutto intuibile come questi termini alludano (con più o meno consapevolezza) ad una cronica convenzione tacita - seppur cogente - per l’opinione pubblica, secondo cui il Terzo Settore è tale, fenomenologicamente, in quanto esistente rispetto ad altri due settori: ossia il settore pubblico e quello privato, lasciando (per altro) irresolutamente sullo sfondo l’importante nodo concettuale su a chi spetti, in quest’ottica, la posizione di primarietà e/o di secondarietà. A ben riflettere, calandosi in questa cronica dimensione prospettica il Terzo Settore verrebbe a basarsi su di un’idea di alterità soggettiva rispetto ad altri settori (o materie). Ed invece, se ci ragionassimo, la ratio existendi del Terzo Settore nell’ordinamento della Repubblica italiana è tutt’altra: nascendo dal presupposto di un’idea del netto superamento dell’alterità soggettiva e settoriale, per svilupparsi - cioè - sui binari di una sostanziale condivisione, fino al punto di una (fitta) integrazione e di un effettivo superamento delle soggettività, in ragione dell’oggettivo interesse generale